Sierra Charriba (Director's Cut)

domenica, agosto 07, 2011 | , , | Bookmark and Share

Sierra Charriba (Director's Cut)

Sierra Charriba (Director's Cut)

Description Sierra Charriba (Director's Cut)

Per sconfiggere il capo apache Sierra Charriba, il maggiore nordista Dundee può contare solo su un manipolo di rinnegati, tagliagole e prigionieri sudisti.

Recensioni Sierra Charriba (Director's Cut) da Utente

Recensione : Sierra Charriba (Director's Cut) (DVD) Alla fine del 1963, Sam Peckinpah (1925 - 1984) pare giunto alla svolta decisiva della carriera: la regia di una grossa produzione, un western naturalmente, con un cast di prestigio, in cui spicca Charlton Heston, uno dei grandi divi del periodo. Non sa invece che sta per vivere la più drammatica esperienza della propria vita, artistica e non, da cui uscirà irrimediabilmente segnato. Peckinpah, che si è fatto notare per il lavoro televisivo e per due ottimi western low budget, riceve un copione che narra una normale vicenda di scontri tra militari e indiani e lo rimaneggia, sino a trarne una storia ricca di implicazioni. Sierra Charriba (Major Dundee, 1965) inizia con il massacro - cui lo spettatore non assiste - di un reparto di soldati nordisti, a opera di una banda di apache guidata da Sierra Charriba. È in corso la guerra di secessione, e il reparto veniva dalla guarnigione di un campo di prigionia in cui si detengono prigionieri sudisti. Il capo del campo, il maggiore Dundee, decide di dare la caccia a Sierra Charriba. E poiché non dispone di abbastanza uomini, arruola anche civili e prigionieri, con la promessa di agevolarli in seguito. Il problema è che gli apache si sono rifugiati in Messico, all'epoca occupato dalle truppe francesi (qui è evidente il richiamo a Vera Cruz di Robert Aldrich). Non è l'unico, perché la spedizione è minata da infinite rivalità interne (nordisti contro sudisti, bianchi contro negri, rancori personali). Tra continue tensioni e battaglie contro indiani e francesi, la missione si compie. Ma i superstiti saranno pochi. A vederlo oggi, il film risulta essere un capolavoro straordinariamente diretto, innovativo e anticipatore. Eppure all'epoca fu un fiasco. I guai cominciarono già durante le riprese. La Columbia, temendo che il regista avesse perso il controllo della produzione (c'è però da dire che l'instabilità emotiva di Peckinpah, accentuata dalla passione per l'alcol, qualche dubbio lo poteva suscitare), impose di smettere le riprese settimane prima del previsto. Accadde allora un fatto clamoroso: Heston offrì il proprio compenso per coprire le spese del completamento del film. Ma ormai Peckinpah si era attirato l'astio del produttore esecutivo Jerry Bresler che per puro spirito di rivalsa macellò letteralmente la pellicola, mutilandola di decine di minuti di pellicola e cambiando la colonna sonora. Non contento, la gettò sul mercato senza promuoverla, condannandola di fatto all'insuccesso. La giustificazione di Bresler che il film era troppo violento, non basta a perdonare uno dei più tragici scempi della storia del cinema. La versione vista all'epoca in Italia era dunque quella amputata. Ma bastava per attribuire a Sierra Charriba lo status di film epocale. Com'è detto, Peckinpah ne ebbe la carriera spezzata. Non ritrovò mai la piena fiducia dei produttori e allora ebbe inizio la pulsione autodistruttiva che lo portò a una fine precoce. Questa edizione del film recupera quanto si è potuto trovare negli archivi delle sequenze tagliate. Non è molto purtroppo: parti fondamentali, quali la lunga sequenza del massacro iniziale, che motiva poi l'ossessiva caccia all'indiano, altrimenti oscura di Dundee, sono introvabili. Pare che l'ineffabile Bresler si sia premurato di distruggerle. Ma almeno, è quanto basta per rendere giustizia a un capolavoro imperdibile.

Il Mucchio Selvaggio (SE) (2 Dvd)

mercoledì, agosto 03, 2011 | , , | Bookmark and Share

Il Mucchio Selvaggio (SE) (2 Dvd)

Il Mucchio Selvaggio (SE) (2 Dvd)

Description Il Mucchio Selvaggio (SE) (2 Dvd)

La storia della banda di malviventi, spiazzati dalla fine del loro vecchio e violento West,incapaci di adattarsi ai cambiamenti della società e intrappolati in una spirale dall'unica,inevitabile uscita,conserva la sua tragica,brutale violenta,cruenta bellezza.

Video di Il Mucchio Selvaggio (SE) (2 Dvd)

Recensioni Il Mucchio Selvaggio (SE) (2 Dvd) da Utente

Recensione : Il Mucchio Selvaggio (SE) (2 Dvd) (DVD) Se mai è esistito un regista tanto fondamentale quanto dimenticato, quello è Samuel David Peckinpah (1925-1984). E se mai un film si può definire "capolavoro" nel verso senso del termine (cioè di "lavoro a cui fare capo", un modello con cui gli autori successivi devono per forza confrontarsi), quello è il suo "Mucchio Selvaggio". Fino a qualche tempo fa era introvabile, esaurito in videocassetta e trasmesso in tv sempre a notte fonda. Poi, dalla primavera del 2006, ecco finalmente in Dvd l'edizione "Director's Cut": le scene mai viste al cinema furono re-integrate nel 1989. Quest'ultima versione è poi stata restaurata nel '94 e distribuita in VHS con le scene inedite sottotitolate in italiano. Ora, con la nuova edizione per il mercato in Dvd, è finalmente possibile vedere il film integrale e completamente ridoppiato. 1913: dopo una sanguinosa rapina rivelatasi una trappola, una banda di fuorilegge capeggiata da Pike Bishop (William Holden) e dal suo braccio destro Dutch Engstrom (Ernest Borgnine) si rifugia in Messico dove, per una serie di circostanze, accetta di assaltare un carico d'armi per conto del sanguinario generale Mapachi, che combatte i ribelli di Pancho Villa. Il colpo riesce, ma il più giovane della banda, il messicano Angel, a cui Mapachi uccise il padre, dona una cassa di fucili ai ribelli, e per questo viene torturato e sgozzato. Allora i suoi compari, stanchi e nauseati, lo vendicheranno nella più sanguinosa e apocalittica sparatoria del cinema di tutti i tempi, da cui non uscirà vivo nessuno. Con questo film Peckinpah ha ucciso il western (mettendo a nudo elementi come il sangue e la crudeltà) e al tempo stesso l'ha resuscitato (tracciando una strada di cui hanno fatto tesoro i registi successivi). Nel film ci sono 3643 inquadrature (record imbattuto per un film a colori) in un montaggio frenetico che mescola accelerazioni, ralenti e flash quasi impercettibili a occhio nudo. Tutti i registi action del nostro tempo, da John Woo (Face/Off, Mission: Impossible 2) a Walter Hill (48 Ore, Danko), da Kathryn Bigelow (Point Break) a Michael Mann (L'Ultimo dei Mohicani, Heat:la sfida) hanno elaborato la propria tecnica studiando, analizzando e omaggiando il capolavoro di Peckinpah. Tuttavia il film, come il suo regista, è sempre stato piuttosto "boicottato" dalla memoria collettiva (molti dai trent'anni in giù non l'hanno mai sentito nominare). Questo forse per le polemiche che suscitò a suo tempo: gli estremisti di destra lo criticarono per il modo impietoso in cui dipinse i militari ottusi, e quelli di sinistra fecero altrettanto per il pessimismo di fondo nei confronti del "progresso" e della "società civile". Eppure è questa l'essenza del cinema di Peckinpah: una riflessione da manuale sul conflitto tra il passato (con le sue colpe) e il progresso (con le sue vittime), tra l'ipocrisia del mondo, basato sugli interessi del potere di turno, e la morale individuale dei banditi (che si fanno scudo di donne e bambini senza troppi problemi, ma sono anche pronti a morire per l'amicizia e la parola data), e sul rapporto tra l'uomo e la violenza che fa sembrare bambinate i film di Sergio Leone (anche se pochi critici italiani ebbero il coraggio d'ammetterlo). Insomma, nell'epoca del '68, dei grandi cambiamenti e della nuova Hollywood di Coppola, Scorsese, Spielberg ecc., Peckinpah è stato l'unico a sognare il ritorno a un cinema puro e primitivo, e a volere che il pubblico ragionasse con la propria testa. E ne ha pagato le conseguenze. Non è diventato ricco come Spielberg, né venerato come Leone. È morto nell'84 a 59 anni, solo, povero e dimenticato, ma abbandonando in extremis droga e alcol, dimostrando di saper morire come uno di quei veri uomini di cui cantava le gesta. Di lui ci rimangono i suoi film: non solo IL MUCCHIO, ma anche GETAWAY con Steve McQueen, CANE DI PAGLIA con Dustin Hoffman, e PAT GARRETT & BILLY THE KID, con la colonna sonora di Bob Dylan "Knockin'on Heaven's Door" (rifatta anche dai Guns'n Roses). E con essi ci rimangono i suoi personaggi, cattivi e incattiviti dalla vita, eroi un po' per caso, un po' per tornaconto, e un po'... un po' perché il resto del mondo non era tanto migliore di loro.

Recensione : Il Mucchio Selvaggio (SE) (2 Dvd) (DVD) Uno dei più grandi film di sempre. All'inizio del `900 una banda di rapinatori in azione tra Messico e Stati Uniti scopre di non avere più spazi in un mondo caduto in mano a poteri infinitamente più forti e feroci: il capitale e i politici corrotti. In un soprassalto di dignità, decidono quindi di affrontare uno scontro impari, pur di non derogare agli unici valori che danno senso alle loro vite: la solidarietà del gruppo e il rispetto della parola data. Eppure, sebbene il film sia netto nel chiarire chi sta dalla parte giusta e chi no, non scade mai nel manicheismo. Sam Peckinpah non nega dignità neppure al villain Mapache. E i suoi antieroi restano banditi sino alla fine. È il mondo a essere diventato peggiore di loro. Aperto e chiuso da due apocalittici sparatorie, il film è celebre anche per la dettagliata descrizione della violenza, cruda ma mai compiaciuta. Alla straordinaria complessità tematica corrisponde altrettanta complessità registica. Gran senso figurativo, uso innovativo del ralenti, montaggio frenetico - la pellicola comprende qualcosa come 3643 inquadrature - attori meravigliosamente in parte e cast irripetibile fanno sì che Il mucchio selvaggio resti un film epocale, malgrado risalga al 1969. L'unico rammarico è che abbia anche segnato la vera fine del genere western. Infatti, che si poteva dire di più e meglio?

Il Mucchio Selvaggio

lunedì, giugno 13, 2011 | , , | Bookmark and Share

Il Mucchio Selvaggio

Il Mucchio Selvaggio

Description Il Mucchio Selvaggio

La storia della banda di malviventi, spiazzati dalla fine del loro vecchio e violento West,incapaci di adattarsi ai cambiamenti della società e intrappolati in una spirale dall'unica,inevitabile uscita,conserva la sua tragica,brutale violenta,cruenta bellezza.

Video di Il Mucchio Selvaggio

Pat Garrett E Billy The Kid (SE) (2 Dvd)

mercoledì, giugno 08, 2011 | , , | Bookmark and Share

Pat Garrett E Billy The Kid (SE) (2 Dvd)

Pat Garrett E Billy The Kid (SE) (2 Dvd)

Description Pat Garrett E Billy The Kid (SE) (2 Dvd)

Sono amici stretti e nemici fierissimi. Uno è Billy the Kid (Kris Kristofferson), che non conosce legge. L'altro è la legge: lo sceriffo Pat Garrett (James Coburn), che un tempo cavalcava insieme a Billy. Contrappuntata dalla colonna sonora di Bob Dylan (che interpreta anche l'amico di Billy, Alias) e dai volti storici di tante icone del genere western, la saga è una delle più grandi leggende del West.

Video di Pat Garrett E Billy The Kid (SE) (2 Dvd)

Recensioni Pat Garrett E Billy The Kid (SE) (2 Dvd) da Utente

Recensione : Pat Garrett E Billy The Kid (SE) (2 Dvd) (DVD) «Eravate amici, una volta». «Non è più così». Dopo venti minuti di film, ecco lo scambio di battute, fra uno degli uomini che lo sorveglia in assenza dello sceriffo, e Billy the Kid, che probabilmente racchiude il senso dell'opera. Un tempo, Pat Garrett e Billy the Kid erano amici e rapinavano insieme i proprietari terrieri del New Mexico. Adesso Pat, il più vecchio dei due, è diventato sceriffo, mentre Billy è rimasto un fuorilegge. Pat dà la caccia a Billy per conto del Governatore, e Billy deve guardarsi le spalle da lui. Ma anche il Far West raccontato da Sam Peckinpah «non è più così», così come forse una volta è stato, così come l'abbiamo visto spesso al cinema, così come magari ci piace immaginarlo. Lontano dal Mito, privo di qualsiasi dimensione leggendaria, questo è un Far West rozzo, polveroso e crudele, in cui amministrare la legge significa quasi soltanto essersi venduto al più influente fra i proprietari terrieri della zona. "Pat Garrett e Billy the Kid" è allora un western sulla fine del West. Ha il passo lento della meditazione, scossa da improvvise, e quindi più brutali, esplosioni di violenza. Ha spesso i colori del crepuscolo e, nel tono, un fondo di malinconia: che non è tristezza, ma la progressiva presa di coscienza di un nuovo stato delle cose.